NULLA CAMBIA E DEVE CAMBIARE: IL PASSATO È ADESSO!

Gennaio 19, 2026

L’aliquota sulle plusvalenze delle criptoattività al 33%, nessuna autorizzazione come CASP rilasciata, inizio delle verifiche tributarie ed inserimento delle criptovalute nell’ISEE.

Tutto spedito verso l’esilio delle criptoattività dal suolo italico: la scelta, ahimé, non è manifestata espressamente, ma implicita in tante piccole decisioni senza che nessuno debba assumersi il carico di responsabilità della stessa, con la solita litania italiana: tutela del consumatore, tutela del sistema finanziario, contrasto all’abusivismo e alla ludopatia, lotta al riciclaggio, al terrorismo, alle mafie, etc. etc.

Facendo debunking delle narrative e analizzando in profondità dinamiche e dettagli, la realtà appare diversa: l’innovazione tecnologica è dirompente ed ognuno cerca di tutelare il proprio status quo, senza alcuna visione prospettica né tantomeno strategica.

L’obiettivo è, quindi, il mantenimento dei centri di potere consolidati, rimanendo nella propria area di comfort e senza stravolgimenti; per realizzare tutto ciò si estende il perimetro dei sistemi tradizionali ad un mondo, quello delle criptoattività, che possiede dinamiche ed estetiche diverse.

L’ambiente economico italiano è oramai diventato inospitale e respingente, con un bel respiro di sollievo del sistema bancario. 

L’Italexit dall’agone delle criptoattività viene salutato con estremo favore dagli altri partner europei che, invece, questa innovazione l’hanno accolta con favore: Germania, Francia, Austria, Irlanda e Paesi Bassi.

Quest’ultimi, addirittura, ospiteranno la stablecoin in euro emessa dal consorzio delle nove banche europee, tra cui due italiane!

L’aspetto che sfugge in questo rigurgito reazionario di restaurazione è che l’Italia è ai margini dell’innovazione e della finanza mondiale e che, con questo atteggiamento, si allontanerà dal futuro ancora di più!

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